“Esortare fedeli a partecipazione in presenza alle celebrazioni” Città del Vaticano, 25 feb. (askanews) – Esortare i fedeli “alla partecipazione di presenza alle celebrazioni liturgiche nel rispetto dei decreti governativi” sanitari e favorire l’uso dei social media “solo dove strettamente necessario o realmente utile”: sono le indicazioni della Conferenza episcopale italiana per la settimana santa (domenica 28 marzo-sabato 3 aprile). Se nel corso del primo lockdwon il ricorso all’ambiente virtuale è stata una risorsa, nella galassia cattolica non sono mancate perplessità e apprensione per il rischio che le celebrazioni online, e magari differite, si sostituiscano, magari in via definitiva, alla frequentazione delle parrocchie. E ora, in vista delle celebrazioni che si concludono con la Pasqua (domenica 4 aprile), la Presidenza della Conferenza episcopale italiana offre alcune indicazioni. “Innanzitutto si esortino i fedeli alla partecipazione di presenza alle celebrazioni liturgiche nel rispetto dei decreti governativi riguardanti gli spostamenti sul territorio e delle misure precauzionali contenute” nel Protocollo stipulato con il presidente del Consiglio dei ministri ed il ministro dell`Interno del 7 maggio 2020, integrato con le successive indicazioni del Comitato tecnico-scientifico: è la prima indicazione offerta dalla Cei, anche alla luce della Nota pubblicata, il 17 febbraio, dalla Congregazione per il culto divino e la disciplina dei sacramenti. “Solo dove strettamente necessario o realmente utile, si favorisca l`uso dei social media per la partecipazione alle stesse – prosegue la presidenza della Cei -. Si raccomanda che l`eventuale ripresa in streaming delle celebrazioni sia in diretta e mai in differita e venga particolarmente curata nel rispetto della dignità del rito liturgico”. I media della Cei – a partire da Tv2000 e dal Circuito radiofonico InBlu2000 – copriranno tutte le celebrazioni presiedute dal Santo Padre.
Per la Domenica delle Palme, “la commemorazione dell`ingresso di Gesù a Gerusalemme sia celebrata con la seconda forma prevista dal Messale Romano. Si evitino assembramenti dei fedeli; i ministri e i fedeli tengano nelle mani il ramo d`ulivo o di palma portato con sé; in nessun modo ci sia consegna o scambio di rami (da mano a mano, ndr). Dove si ritiene opportuno si utilizzi la terza forma del Messale Romano, che commemora in forma semplice l`ingresso del Signore in Gerusalemme”. La Messa crismale “sia celebrata la mattina del Giovedì Santo o, secondo la consuetudine in alcune diocesi, il mercoledì pomeriggio”. Qualora fosse impedita “una significativa rappresentanza di pastori, ministri e fedeli”, il vescovo diocesano “valuti la possibilità di spostarla in un altro giorno, entro il tempo di Pasqua”.
Il Giovedì Santo, “nella Messa vespertina della `Cena del Signore` sia omessa la lavanda dei piedi. Al termine della celebrazione, il Santissimo Sacramento potrà essere portato, come previsto dal rito, nel luogo della reposizione in una cappella della chiesa dove ci si potrà fermare in adorazione, nel rispetto delle norme per la pandemia, dell`eventuale coprifuoco ed evitando lo spostamento tra chiese al di là della propria parrocchia”. Il Venerdì Santo, riprendendo l`indicazione del Messale Romano, “il vescovo introduca nella preghiera universale un`intenzione `per chi si trova in situazione di smarrimento, i malati, i defunti`. L`atto di adorazione della Croce mediante il bacio sia limitato al solo presidente della celebrazione”. La Veglia pasquale “potrà essere celebrata in tutte le sue parti come previsto dal rito, in orario compatibile con l`eventuale coprifuoco. Le presenti indicazioni sono estese a seminari, collegi sacerdotali, monasteri e comunità religiose”. Per quanto riguarda le espressioni della pietà popolare e le processioni, “sia il vescovo diocesano ad offrire le indicazioni convenienti”. Il sito www.unitinellasperanza.it rimane un possibile riferimento anche per la sussidiazione, offerta dall`Ufficio liturgico nazionale e con contributi provenienti dal territorio.
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