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Confcommercio: in 10 anni l’Italia ha perso circa 70 mila negozi ma si è registrato un aumento di ristoranti

In circa 10 anni l’Italia ha perso circa 70 mila negozi (69.682). Secondo la quinta edizione della ‘Demografia d’impresa nelle citta’ italiane’ di Confcommercio, dal 2008 sono anche venute meno 14 mila attivita’ di commercio ambulante ma si e’ registrato un boom di alberghi, bar e ristoranti: +50 mila (49.320). In particolare, nei centri storici il commercio al dettaglio ha subito una contrazione del 14,3%, piu’ marcata al Sud (-15,3%). In queste aree si assiste a forti cambiamenti nelle categorie, con il boom di farmacie e parafarmacie (+40,6%), una forte crescita di negozi di computer e telefonia (+25,6%) e il crollo di ferramenta, librerie, punti vendita di mobili e giocattoli, mentre tengono le tabaccherie (+2,9%). Analizzando la situazione dei centri storici di 120 comuni (escluse le grandi citta’ come Roma, Milano e Napoli), Confcommercio distingue tra citta’ “molto vitali” e quelle a rischio di declino commerciale: nel primo gruppo emergono Siracusa e Pisa, nel secondo Perugia e Ancona.

Secondo Confcommercio, la desertificazione commerciale va di pari passo con il disagio sociale: i negozi di vicinato rappresentano un presidio fondamentale per alleviare il senso di insicurezza e ricucire il legame tra persone, luoghi e imprese. La perdita di quasi 70 mila negozi nelle citta’ – ha dichiarato il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli – e’ ormai una “patologia” dovuta alla “concorrenza del commercio elettronico e al perdurare della crisi dei consumi”. “C’e’ dunque bisogno – ha osservato – di una piano nazionale per la rigenerazione urbana, per migliorare la qualita’ della vita dei residenti e per rendere i centri storici sempre piu’ attrattivi. Bene dunque il bonus facciate che va in questa direzione. Ma occorre anche un maggiore sostegno all’innovazione delle piccole superfici di vendita e soprattutto una riforma fiscale complessiva per abbassare le tasse e sostenere la domanda interna, che vale l’80 del Pil”. “Citta’ belle e che funzionano – ha concluso – sono un grande valore economico e sociale per i nostri territori, un motore di crescita e occupazione che non puo’ assolutamente restare spento”.

Redazione

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