L’Italia si conferma capitale europea dei liberi professionisti: solo quelli iscritti a un albo professionale superano quota di 1,4 milioni, crescono al ritmo del 17%, coprono il 27% del mercato del lavoro indipendente, occupano 484 mila dipendenti e muovono un giro d’affari di circa 211 miliardi di euro. Numeri che portano il nostro Paese in cima all’Europa, sia in termini dimensionali (18 professionisti ogni mille abitanti), sia in termini di Pil (1,7 miliardi di euro). E’ questa la fotografia del settore professionale italiano che emerge dal “Rapporto 2019 sulle libere professioni in Italia”, curato dall’Osservatorio libere professioni di Confprofessioni. “Il quadro che emerge dal Rapporto coglie le peculiarita’, ma anche i limiti, di una forza economica e sociale che sta attraversando una fase di profonda trasformazione che investe tutto il ceto medio”, commenta il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. “Numerosi indicatori economici indicano una crescita tendenziale del settore libero professionale in Italia e in Europa, ma un’analisi piu’ attenta fa emergere una realta’ estremamente polarizzata tra professione e professione, ma anche all’interno della stessa professione, tra regione e regione, tra uomini e donne, tra classi di reddito. Una professione a due velocita’ che ci spinge a individuare nuovi percorsi nel mercato del lavoro e, al tempo stesso, a costruire una rete di tutele universali che abbraccino gli interessi comuni sia della parte ‘forte’ sia quella ‘piu’ debole’ del nostro mondo”.
Con poco piu’ di 1,4 milioni unita’, il settore delle libere professioni rappresenta nel 2018 oltre il 6% della forza lavoro e quasi il 27% del lavoro indipendente in Italia, in controtendenza rispetto ad altri settori. Secondo i dati Istat elaborati dall’Osservatorio libere professioni, infatti, negli ultimi 10 anni il lavoro indipendente nel suo complesso ha registrato una contrazione del 7,5% (-430 mila lavoratori), mentre i liberi professionisti continuano a crescere. Un fenomeno che si registra anche in tutta Europa, dove la quota di professionisti e’ passata dai 4,8 milioni del 2009 agli oltre 5,7 milioni del 2018 (+19%). Tra il 2011 e il 2018 la crescita occupazionale dei liberi professionisti si attesta al 17% e si riscontra in tutte le aree professionali, con punte che raggiungono il 53% nel settore socio-sanitario e del 38% per le professioni scientifiche. Lo stesso trend si registra anche a livello territoriale, con incrementi superiori al 30% in Campania, Molise, Veneto e Marche, mentre Calabria e Liguria segnano un calo rispettivamente del 8% e del 4,5%. “La crescita dei professionisti e’ concentrata, come era facile attendersi, tra i laureati e tra i dottorati, i quali vanno a ingrossare le fila sempre piu’ ampie di quelli che vengono chiamati knowledge workers”, commenta Paolo Feltrin, curatore del Rapporto. Uno dei dati piu’ rilevanti che emerge del Rapporto 2019 di Confprofessioni indica una stretta relazione tra Pil pro capite e presenza di professionisti, vero e proprio indice di ricchezza di una regione. A valori maggiori di Pil pro capite corrisponde infatti una maggior densita’ di liberi professionisti. Insomma, piu’ professionisti, piu’ Pil. Il contributo dei professionisti all’economia italiana si misura anche in termini di creazione di posti di lavoro. Il settore degli studi professionali rappresenta infatti uno sbocco occupazionale in costante aumento: nel 2018 sono oltre 204 mila i liberi professionisti datori di lavoro (il 14,4% del totale), che occupano 484 mila dipendenti, con una crescita su base annua del 3,3%.
L’indagine fotografa una realta’ in continuo movimento, dove emergono significative differenze generazionali, di genere e reddituali. Il primo dato che emerge e’ un progressivo sbilanciamento dell’eta’ anagrafica. Negli ultimi 10 anni l’eta’ media passa infatti dai 45 ai 47 anni, anche se nel settore socio-sanitario si registra un’inversione di tendenza, con un calo dell’eta’ media che scende da 46 a 40 anni. Una tendenza che trova puntuale riscontro nel gap generazione. Tra il 2011 e il 2018, la quota di professionisti under 34 passa da 234 mila a 257 mila unita’, mentre gli over 55 salgono da 270 mila del 2011 a 421 mila nel 2018. Un fenomeno imputabile non solo al fisiologico invecchiamento della popolazione professionale, ma anche al nuovo ingresso di professionisti in eta’ matura. Non solo, l’indagine 2019 di Confprofessioni mette in evidenzia un marcato gap di genere, dove prevale la componente maschile: il 64% dei liberi professionisti sono uomini, mentre le donne rappresentano il 36%. Si tratta di un fenomeno consolidato nel comparto del lavoro indipendente, che pero’ tende a ridursi soprattutto tra i professionisti piu’ giovani, dove il gender gap e’ quasi nullo. Nonostante il fatturato complessivo dei liberi professionisti risulti in tendenziale aumento negli ultimi anni, arrivando nel 2017 a sfiorare il tetto dei 211 miliardi di euro, pari al 12,2% del Pil, l’analisi sui redditi professionali mostra una forte polarizzazione tra chi vede aumentare in modo significativo i propri redditi e chi vede assottigliarsi sempre piu’ le proprie entrate. In questo ambito, le professioni che registrano una forte riduzione sono gli studi di architettura (-12,1%) e di ingegneria (-12,8%), mentre dall’altra parte ci sono i revisori contabili, periti, consulenti (+15%). I redditi medi delle professioni ordinistiche oscillano in media tra i 36 mila e i 52 mila euro annui, a seconda che si prendano come riferimento i dati dell’Adepp, l’associazione delle Casse di previdenza privata delle professioni, o del Sose, la societa’ che si occupa degli studi di settore, questi ultimi mediamente piu’ alti poiche’ non calcolano gli oltre 300 mila liberi professionisti che aderiscono al regime forfettario e che presentano un reddito medio di poco superiore ai 10 mila euro.
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