Strage in Nuova Zelanda dove due moschee sono state attaccate, provocando 49 morti. Due sparatorie sono avvenute alla moschea Masiid al Noor nel centro di Christchurch e alla moschea di Masjid, nel sobborgo di Linwood. Gli attacchi “non cambieranno i nostri valori” ha detto la premier Jacinda Ardern, sottolineando che i neozelandesi li “condannano e rifiutano nel modo più netto”. La Nuova Zelanda, ha aggiunto, è un Paese fondato su “diversità, gentilezza, compassione: una casa per chi condivide questi valori e questi valori vi assicuro non saranno scossi da questi attacchi”. “Voi avete potuto scegliere noi – ha aggiunto la premier, rivolgendosi direttamente agli assalitori – ma noi vi rifiutiamo e vi condanniamo con forza. Non permetterò che questo cambi il profilo della Nuova Zelanda. Questo atto non riflette quello che siamo come nazione”.
Al momento della sparatoria vi erano diverse centinaia di persone nella moschea di al Noor per la preghiera del venerdì. Un testimone ha descritto l’assalitore come un uomo bianco, biondo, che indossava un elmetto e giubbotto anti-proiettile ed era armato con un fucile automatico. Subito dopo la sparatoria, la polizia ha messo in stato di allerta tutta la città chiudendo le scuole e l’ospedale, che ha annullato tutti gli appuntamenti.
Secondo quanto riporta il sito ‘Stuff.co.nz’, inoltre, sui caricatori delle armi usate per la strage era stato inciso il nome di Luca Traini, 28enne di Tolentino autore della sparatoria contro gli immigrati avvenuta a Macerata il 3 febbraio 2018 e per cui è stato condannato a 12 anni di carcere. Tra gli altri nomi anche quello di Alexandre Bissonette, 29enne che nel 2017 uccise sei persone in una moschea di Quebec City.
Il premier australiano Scott Morrison ha poi confermato che uno dei sospetti parte del commando è un cittadino australiano. “Posso confermare che l’uomo arrestato è nato in Australia – ha detto ai giornalisti a Sydney – le nostre agenzie di sicurezza stanno lavorando in stretto contatto con le autorità della Nuova Zelanda”.
“Molte delle persone colpite da questo atto di estrema violenza saranno della nostra comunità di migranti e rifugiati. La Nuova Zelanda è la loro casa, dovrebbero essere al sicuro” ha detto poi la premier neozelandese Ardern, definendo gli attacchi “uno straordinario e senza precedenti atto di violenza”. Si tratta di uno dei “giorni più tristi” per il nostro Paese, ha aggiunto, annunciando una riunione di emergenza con le agenzie di sicurezza nazionale a Wellington.
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