“Secondo le stime e le segnalazioni raccolte in questi anni, gli italiani che sono andati a combattere per lo Stato islamico sono intorno ai 130. Ne conosciamo i nomi e abbiamo ricostruito gran parte delle loro storie”. Lo afferma il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Federico Cafiero de Raho, in un’intervista al Mattino di Napoli. “Nessuno – ha sottolineato il procuratore -e’ ancora tornato nelle famiglie di origine. Pensiamo che molti, soprattutto quelli che da tempo non hanno dato piu’ notizie ai familiari, siano morti. Quasi sicuramente uccisi nei combattimenti”. Il procuratore ritiene che il rischio del terrorismo islamico in Italia sia sotto controllo grazie “all’alta specializzazione delle nostre strutture investigative”. Preoccupa pero’ “la possibilita’ che ci siano ancora dei lupi solitari, isolati da strutture organizzate, addottrinati sul web, che potrebbero agire all’improvviso. Per questo monitoriamo sempre la Rete”. Quanto a Mourad Sadaoui, il cittadino algerino arrestato in provincia di Caserta, ritenuto uno dei tanti foreign fighters andati a combattere in Siria per lo Stato islamico, Cafiero de Raho ha affermato: “Stiamo verificando se esistono collegamenti strutturati ed eventuali appoggi da qualche gruppo terroristico o dalla criminalita’ organizzata. Premetto – ha sottolineato il procuratore – che il cittadino arrestato e’ algerino, colpito da un’ordinanza cautelare di quel paese. Era stato in Italia fino al 2013, poi e’ tornato in Algeria dove e’ stato reclutato. Non ci risulta – ha concluso Cafiero de Raho – finora che abbia appoggi mafiosi, ne’ di gruppi terroristici. Probabilmente, essendo vissuto in Italia, puo’ essere stato aiutato, a livello amichevole, da qualche conoscente”.
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