Napoli, cinque carabinieri arrestati per corruzione, omissione e rivelazione di segreti d’ufficio, altri tre sospesi dal servizio. Sono accusati di collusione con il clan Puca egemone a Sant’Antimo

I Carabinieri del Comando Provinciale di Napoli hanno eseguito un’ordinanza di sottoposizione agli arresti domiciliari a carico di 5 carabinieri e di sospensione dall’esercizio del pubblico ufficio per un anno a carico di altri 3 militari, ritenuti responsabili, a vario titolo, di corruzione, omissione di atti d’ufficio e rivelazione di segreti d’ufficio, nell’ambito di un’indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Gruppo CC di Castello di Cisterna e coordinata dalla D.D.A. partenopea. I carabinieri indagati sono accusati di aver assicurato a vario titolo libertà di movimento e impunità a esponenti dell’organizzazione camorristica ritenuta capeggiata dal boss Pasquale Puca, egemone sul territorio di Sant’Antimo. Le indagini sono partite dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Claudio Lamino. La Procura aveva formulato anche l’ipotesi di concorso esterno in associazione camorristica, ma questa impostazione non è stata condivisa dal giudice, che ha escluso anche l’aggravante della finalità mafiosa. Su questo punto la Procura ha già proposto ricorso al Riesame. Nell’inchiesta è coinvolto anche Francesco Di Lorenzo, già presidente del consiglio comunale di Sant’Antimo.

“Non ho alcun bisogno di riaffermare la fiducia nell’Arma perché è stata sempre massima e intatta – sottolinea il procuratore Giovanni Melillo -Il fondamento di questa fiducia è confermato da questa vicenda, nella quale è stata l’Arma a svolgere le funzioni di polizia giudiziaria delegate da questo ufficio”. La presenza di militari sospettati di infedeltà, ha ribadito il comandante provinciale Canio La Gala, “non ha inficiato l’intensa attività di contrasto alla criminalità organizzata svolta negli anni dall’Arma e non può offuscare l’impegno profuso tutti i giorni da tantissimi carabinieri che si sacrificano con abnegazione sul territorio”. Basti pensare che negli ultimi cinque anni sono state arrestate ben 410 persone nel solo circondario di Sant’Antimo. Nel corso dell’inchiesta è emersa anche una manovra che sarebbe stata concepita e poi realizzata per allontanare dalla tenenza di Sant’Antimo un maresciallo Giuseppe Membrino che rappresentava, hanno spiegato gli inquirenti, “un argine solidissimo ai tentativi del clan di sottrarsi al controllo delle attività illecite”. Il maresciallo fu pedinato e fotografato dal clan nel tentativo di intimidirlo e ricattarlo. Poi fu fatta esplodere una bimba carta sotto la sua vettura, costringendo l’Arma a disporne il trasferimento per motivi di sicurezza. “Anche in questa stagione buia, nella caserma di Sant’Antimo esistevano esempi luminosi di rigore e abnegazione”, hanno ribadito gli inquirenti

Condividi:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •   
  •   
  •   
  •  
  •  

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.