Colpo di Stato in Sudan , l’esercito costringe il presidente a dimettersi

La situazione in Sudan è diventata sempre più incandescente dopo mesi di proteste antigovernative contro il presidente Omar al-Bashir, l’esercito sudanese ha “costretto” il presidente a dimettersi. Diversi mezzi militari si trovano ora nel complesso che ospita il quartier generale dell’esercito e la residenza ufficiale del capo di Stato. E’ in corso anche un summit, a Khartoum, tra vertici dell’esercito e delle agenzie di sicurezza per decidere chi sarà a capo di un nuovo organismo di transizione, l’Alto Consiglio delle Forze Armate. La scelta potrebbe cadere sul Capo di Stato maggiore dell’esercito, generale Kamal Abdel-Marouf. Lo riferisce su Twitter una giornalista sudanese citando una fonte a conoscenza dei fatti. Intanto alti esponenti del governo sudanese sono stati arrestati, mentre l’aeroporto sarebbe stato chiuso. A riferirlo, su Twitter – parlando di ‘arresti in massa’ nell’esecutivo – è sempre una reporter sudanese, citata dalla ‘Bbc’. 

Sono migliaia le persone che si uniscono ai manifestanti chiedendo la fine del regime di al-Bashir: testimoni riferiscono di veicoli militari posizionati su snodi stradali strategici e sui ponti nella capitale. La folla celebra nelle strade con canti patriottici e slogan quali “nuova era, nuova nazione” gli avvenimenti delle ultime ore. Gli abitanti di Khartoum hanno accolto in massa l’appello dell’Associazione professionale sudanese, uno dei gruppi che ha promosso le proteste, ad unirsi ai manifestanti che partecipano dal weekend scorso al sit in. “L’esercito sudanese farà un’importante dichiarazione”: i militari hanno dato così la notizia dell’imminente annuncio, dopo mesi di proteste – iniziate a dicembre – contro il governo del presidente salito al potere nel 1989 grazie a un colpo di Stato. Una fonte militare citata dalla Dpa ha confermato che blindati hanno circondato l’ufficio di al-Bashir. Durante le manifestazioni nel fine settimana, sette persone erano state uccise e 2.496 erano state arrestate. Per due notti consecutive i manifestanti sono stati attaccati dalle forze delle milizie e dell’intelligence fedeli al presidente e per due volte l’esercito è intervenuto a difesa della folla.

 Nei giorni scorsi il segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres aveva lanciato un appello a tutti coloro che sono coinvolti nelle proteste in Sudan per evitare la violenza e invitato il governo a promuovere un dialogo inclusivo, sottolineando che l’Onu è pronto a sostenere ogni sforzo per risolvere pacificamente la crisi del Paese. “Si chiede il pieno rispetto dei diritti umani, compresa la libertà di riunione, la libertà di espressione e la liberazione dei manifestanti detenuti”.

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