Auguri di buon compleanno a due grandi firme del cinema italiano

Oggi c’è un doppio importante anniversario che il cinema italiano festeggia. Il 26 aprile, infatti, sono nati due grandi firme: Enrico Vanzina, fratello di Carlo (purtroppo recentemente scomparso), che raggiunge quota 70 anni, e di Tinto Brass, re incontrastato di un cinema erotico con quel pizzico di ironia inimitabile che ha fatto scuola. Enrico Vanzina è il primogenito del regista e sceneggiatore Steno e di Maria Teresa Nati,  ottiene il Baccalaureat francese al Lycée Chateaubriand di Roma nel 1966  vive e cresce a stretto contatto con il mondo del cinema,sin dalla nascita: oltre al padre regista, i suoi migliori amici dell’adolescenza sono Claudio Risi e Marco Risi, figli del grande Dino Risi. Si laurea nel 1970 in Scienze Politiche alla Sapienza di Roma. Nel 1972 il padre lo vuole al suo fianco come aiuto regista per le riprese di L’uccello migratore con Lando Buzzanca, “Piedone a Honk Kong” con Bud Spencer, “La Poliziotta” con Mariangela Melato, tuttavia Enrico capisce che la regia non lo interessa e preferisce diventare uno sceneggiatore.

A partire dal 1976 ha iniziato a scrivere sceneggiature, collaborando con i maggiori esponenti del nostro cinema. Obiettivo che riuscirà a raggiungere realizzando più di 80 script, molti dei quali assieme a registi famosi, contribuendone al successo. Nel corso degli ultimi trent’anni ha firmato, insieme al fratello Carlo, alcuni dei più grandi successi al botteghino italiano, ha realizzato anche molte fiction televisive di successo. Ha vinto molti premi tra i quali una Grolla D’oro, il premio De Sica, il premio Flaiano, il Nastro d’argento, il premio Charlot, il Telegatto e il Premio America della Fondazione Italia USA.

 

Tinto Brass

Tinto Brass è considerato, invece,  il maestro del Cinema erotico. Nasce a Milano da una famiglia goriziana di remote origini austriache, nipote del pittore goriziano Italico Brass, ma si trasferisce presto a Venezia. Iscrittosi nel 1951 all’Università di Padova alla Facoltà di giurisprudenza, nel 1955 chiese e ottenne il congedo per quella di Ferrara, dove si laureò nel 1957 con una tesi sui “Rapporti di lavoro con imprese della produzione cinematografica” (relatore Carlo Lega). Appassionato di cinema più che di diritto, sul finire degli anni cinquanta trascorse un biennio come archivista alla “Cinémathèque” di Parigi, avvicinandosi agli ambienti della nascente Nouvelle Vague. In seguito tornerà in Italia come aiuto-regista di Alberto Cavalcanti. Già assistente di maestri del cinema come Roberto Rossellini e Joris Ivens, esordì nella regia con il lungometraggio In capo al mondo (1963), apologo sul disagio giovanile, del quale curò anche la sceneggiatura e il montaggio. Con una sorta di “anarchismo umoristico” il film narrava i disagi di un giovane che stenta a integrarsi nella società, ma questa insofferenza verso il potere e le sue istituzioni non venne apprezzata dai censori dell’epoca, che gli imposero di rigirare la pellicola da capo. Per tutta risposta Brass le cambiò solo il nome (Chi lavora è perduto), rendendo ancora più esplicito il messaggio politico-sociale.

Dopo vari esperimenti in altri generi, Brass si avvicina e si dedicherà poi all’erotismo. Il sesso e il suo particolare rapporto col potere e col denaro diventa tema centrale di Salon Kitty (1975), film impregnato di atmosfere che ricordano quelle di Luchino Visconti e Liliana Cavani, e della ricostruzione storica Caligola(1979), che ebbe una produzione molto travagliata a causa dei contrasti tra il regista e la produzione che portarono all’estromissione di Brass dal montaggio. La propensione per il grottesco contraddistingue Action (1979), beffarda e autobiografica riflessione sul rapporto che lega arte e pornografia. Da allora le sue pellicole di successo sul genere erotico non si contano più, da “La chiave”, e poi “Miranda”, “Capriccio”, “Paprika”, “Così fan tutte”, “L’uomo che guarda”, “Fermo posta”, “Monella”, “Tra(sgre)dire”, “Senso ’45”, “Fallo!”, “Monamour”, “Hotel Courbet”. In ogni pellicola un personaggio femminile ben accuratamente scelto diventava protagonista e oggetto del desiderio. 

 

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