Trentuno anni fa la scomparsa di una grande “firma” del cinema italiano, Stefano Vanzina, in arte “Steno”. Nello stesso giorno di 68 anni fa nasceva Carlo Vanzina

Ricordiamo un’icona del cinema italiano, Steno, pseudonimo di Stefano Vanzina, morto il  13 marzo di 31 anni fa, registasceneggiatore e vignettista. Per coincidenza, il figlio Carlo nacque lo stesso giorno, il 13 marzo, ma del 1951, scomparso lo scorso anno.

Ricordato soprattutto per la sua professionalità e per l’ampia carriera cinematografica. Figlio di Alberto Vanzina, un giornalista piemontese del Corriere della Sera emigrato molto giovane in Argentina per fondare un giornale italiano e di Giulia Boggio una ragazza conosciuta dal padre sul transatlantico in uno dei suoi viaggi. A soli tre anni rimase orfano del padre con la famiglia che versava in gravi difficoltà economiche. Completò gli studi liceali e si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza non terminando gli studi universitari.

(Carlo Vanzina)

Diplomatosi scenografo all’Accademia di Belle Arti, entrò, verso la metà degli anni trenta, al Centro Sperimentale di Cinematografìa e iniziò a disegnare caricature, vignette e articoli umoristici adottando lo pseudonimo di Steno (che utilizzerà anche al cinema tranne in due occasioni nelle quali si firmò col suo vero nome) in omaggio ai romanzi di Flavia Steno, dapprima alla Tribuna Illustrata, quindi entrando nella redazione del celebre giornale umoristico Marc’Aurelio, fucina di nomi in seguito importanti come Marcello Marchesi e Federico Fellini, dove rimase per cinque anni, scrivendo nel medesimo tempo anche copioni radiofonici e testi per il teatro di avanspettacolo. Da lì le porte del cinema si aprirono grazie a Mario Mattoli, che lo vuole come sceneggiatore, gagman e spesso aiuto regista in molti suoi film, scrivendo copioni anche per SimonelliBragagliaFreda e Borghesio, oltre ad apparire come attore in due film. Nel 1949, con Al diavolo la celebrità fece il suo esordio alla regia dirigendo otto film in collaborazione con Mario Monicelli, già suo compagno di sceneggiature sin dall’immediato dopoguerra. A partire dal 1952, con Totò a colori firmò da solo le sue pellicole.

Il film che consolidò la collaborazione tra Steno e MonicelliGuardie e ladri (1951), con Totò e Aldo Fabrizi.

Nei trenta anni seguenti, specializzatosi nel prediletto cinema comico, diresse un grande numero di film che ottennero spesso grandi successi con attori cari al grande pubblico, tra i quali quelli più grandi, Totò e Alberto Sordi, ma anche Aldo FabriziRenato Rascel, le coppie TognazziVianello e FranchiIngrassiaJohnny DorelliBud SpencerLando BuzzancaGigi ProiettiEnrico MontesanoRenato PozzettoPaolo Villaggio e Diego Abatantuono, nonché attrici celebri del calibro di Marisa AllasioSylva KoscinaEdwige FenechOrnella MutiMonica VittiMariangela Melato e tante altre. I titoli dei film da lui diretti hanno segnato un’epoca. Regista ironico e, a volte, dissacrante, subì nel 1954 anche una disavventura censoria con la commedia “galante” Le avventure di Giacomo Casanova, ritirata dagli schermi e rimessa in circolazione dopo numerosi tagli. Una versione restaurata di questa pellicola è stata presentata in una sezione collaterale della 62ª Mostra del Cinema di Venezia.

Negli anni settanta e ottanta ottenne ancora consensi con il notevole La polizia ringrazia, interpretato da Enrico Maria Salerno e capostipite della serie definita “poliziottesca“, e dirigendo Bud Spencer nei quattro film della serie di “Piedone” e nei sei film per la televisione della serie Big Man lasciati incompiuti a causa della sua improvvisa scomparsa. Il suo ultimo lavoro per il grande schermo fu lo sfortunato Animali metropolitani, impietoso pamphlet sulle brutture della edonistica società italiana della fine degli anni ottanta, uscito tre mesi dopo la sua morte e prontamente ritirato dalle sale per assenza di pubblico. Sposato con Maria Teresa Nati, ebbe da lei due figli entrati con successo nel mondo del cinema: i fratelli Vanzina, Enrico come sceneggiatore, Carlo come regista e produttore. Nel 2008, vent’anni dopo la sua scomparsa, viene presentato alla Festa del Cinema di Roma il documentario a lui dedicato Steno, genio gentile. Nel 1993 Sellerio ha pubblicato “Sotto le stelle del 44”, diario che Steno ha tenuto durante la guerra. Il volume è stato rieditato nel 2017 da Rubettino. È sepolto nel Cimitero Flaminio di Roma.

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