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CAMPI FLEGREI: "RISCHIO ESPLOSIONI IMPROVVISE"
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10/05/2018 - Studio da brividi di un gruppo di studiosi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. «Nell’area sono possibili esplosioni freatiche senza precursori evidenti». E da YouTube sono stati rimossi i video con le registrazioni del convegno

Nei Campi Flegrei «c’è il rischio di esplosioni freatiche, in maniera improvvisa e senza precursori evidenti». Mette i brividi la ricerca elaborata da un gruppo di studiosi dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia. È stata presentata da Roberto Isaia a Napoli, tra il 27 e il 28 novembre scorsi, nella due giorni dedicata da Ingv, Protezione civile e Osservatorio Vesuviano alla crisi in atto nell’area flegrea e alla situazione sismica dell’isola d’Ischia. Gli scienziati hanno preso come modello di confronto la disastrosa eruzione giapponese del vulcano Ontake nel 2014. La ricerca di una équipe internazionale è stata pubblicata sul Bulletin of Vulcanology lo scorso settembre. In estrema sintesi ipotizza che «in caso di forte agitazione del sottosuolo o per il passaggio di un’onda sismica, la quantità totale di gas diffuso può aumentare notevolmente». Si può creare così un effetto di sovrapressione che non riesce ad essere smaltita e «in aree sismicamente attive, (ad esempio la Solfatara) uno scenario simile non è improbabile e potrebbe portare a un’esplosione improvvisa e localizzata senza preavviso».

Quella delle eruzioni freatiche improvvise è un preoccupazione sottolineata durante il convegno napoletano. Ma non è l’unica. Qualche ricercatore ha stigmatizzato il mancato proseguimento di progetti su alcuni rami di ricerca specifici, inoltre più di uno ha fatto notare che il confronto scientifico si sarebbe dovuto svolgere già negli anni scorsi. Soprattutto c’è la consapevolezza di avere a che fare nell’area flegrea con una caldera, una tipologia di vulcano che non consente previsioni accurate e attendibili sulle modalità e i tempi di una eventuale (non auspicabile) eruzione. Il giallo dei video
Chi avesse voluto saperne di più avrebbe potuto consultare su YouTube i video con le registrazioni della due giorni che erano stati pubblicati. Purtroppo però fino a ieri non erano più disponibili. L’avviso su YouTube è chiaro: «Questo video non è disponibile» (all’indirizzo www.youtube.com/watch?v=S2JUZ9_EAV8). Qualcuno lo ha rimosso. Così come fino a ieri risultava rimosso dal web anche un altro video (www.youtube.com/watch?v=MahfIA1r9gY) . Eppure si trattava di documenti di grande interesse per il pubblico: contenevano le registrazioni audio e le slide presentate da alcuni dei principali vulcanologi italiani riuniti in congresso a Napoli sui Campi flegrei e su Ischia, nei giorni 27 e 28 novembre scorsi. Un congresso plenario voluto dalla Protezione civile e da Ingv, l’Istituto nazionale di vulcanologia (presenti anche il presidente Carlo Doglioni e la dottoressa Chiara Cardaci della Protezione civile). Un confronto ai massimi livelli tra gli studiosi che, come ha ricordato il vulcanologo Giovanni Chiodini durante il suo intervento, «era auspicabile si fosse tenuto tre anni fa e bisognerebbe anche parlare delle motivazioni per cui non si è tenuto».

Sottosuolo in agitazione
Dal 2013 infatti l’area dei Campi Flegrei è in «unrest», cioé in agitazione, come attesta il livello giallo deciso dalla Protezione civile. Da qui la necessità di allargare il confronto ai principali esperti italiani. Del resto Ingv, qualche mese fa, aveva organizzato una conferenza pubblica proprio a Pozzuoli per tranquillizzare la popolazione della zona rossa, ritenendo infondate le preoccupazioni emerse dopo la pubblicazione, da parte del Corriere del Mezzogiorno , delle telefonate tra ricercatori allarmati per la situazione del sottosuolo. In quelle telefonate venivano denunciate anche carenze organizzative e di strumenti di ricerca. Su quella vicenda e sul caso Ischia sono in corso indagini in Procura a Napoli. Intanto Ingv ha organizzato per il 20 dicembre prossimo a Roma una «Giornata della trasparenza».

Nelle mani di Dio
Ma torniamo al piccolo giallo sul web: ieri consultando YouTube non c’era più traccia della due giorni di confronto scientifico. Chi ha deciso di segretare quei video? E perché lo ha fatto? Abbiamo provato a chiederlo agli enti di ricerca, per ora non sono arrivate risposte. E comunque non è detto che c’entrino nella rimozione dei video. Due di essi sono ancora su alcuni profili facebook e su un giornale online ischitano. Il«Corriere del Mezzogiorno» è in possesso di quelle registrazioni ed è in grado di offrire ai lettori una sintesi di ciò che è stato detto nella sede dell’Osservatorio vesuviano, in via Diocleziano il 27 e 28 novembre scorsi. Ne emerge — come abbiamo visto — uno spaccato inquietante. Aspetti decisamente preoccupanti riguardano alcune aree dei Campi Flegrei, Solfatara e Pisciarelli in primis. Ad esempio, Giovanni Chiodini, uno dei maggiori esperti dei Campi Flegrei — autore di numerosi studi anche sulle complessa geologia dell’area — sottolinea come i flussi delle emissioni nella Solfatara «sono variati da 7-800 tonnellate al giorno agli inizi degli anni 2000, fino a oltre tremila tonnellate al giorno misurate nel 2011». Poi aggiunge: «Quello che succede adesso non lo so e non lo sa più nessuno, perché inspiegabilmente sono finiti quei progetti di ricerca che hanno permesso di fare queste campagne, per cui quello che farà nel 2017 o nel 2018 lo saprà Dio...».

Il tempo stringe
In un altro intervento sul «Modello interpretativo della dinamica di unreast (agitazione, ndr) nei Campi Flegrei-implicazioni sulla pericolosità (di F. Giudicepietro e G. Macedonio), la relatrice evidenzia che «in presenza di unreast ripetuti non possiamo essere confidenti che siano sempre non eruttivi. La storia dei Campi Flegrei ci indica che, nel passato le fasi di sollevamento sono state coincidenti con le epoche eruttive». Non meno preoccupate appaiono le parole di Giuseppe De Natale, ex direttore dell’Osservatorio Vesuviano, il quale spiega che «i normali tempi del metodo scientifico non sono però compatibili con la gestione di emergenze, in cui è necessario prendere decisioni rapide su problematiche ancora scientificamente indeterminate». E nelle sue conclusioni afferma: «Nella gestione dell’emergenza Campi Flegrei è necessario prendere decisioni rapide, dovendosi però districare tra una quantità di lavori scientifici naturalmente contraddittori(...)». Conclude De Natale: «Non esiste oggi un sistema che possa risolvere questo problema con la necessaria rapidità. Né possiamo copiare esempi da altri Paesi più evoluti, perché il rischio vulcanico in queste aree non ha altri casi comparabili al mondo».

Impossibile prevedere
Particolarmente critico l’intervento di Giuseppe Mastrolorenzo. Spiega come, a parere suo e di un altro ricercatore, «la realizzazione di una centrale geotermica a Pisciarelli» avrebbe potuto «innescare esplosioni freatiche». Inoltre aggiunge: «Il nostro sistema di monitoraggio ci dà tutte le informazioni con una detezione eccellente e con una sensibilità estrema fino all’ultimo millesimo di secondo, ma non consente di fare alcuna previsione corretta, scientifica, deterministica per il prossimo millesimo di secondo e questo non lo diciamo mai!». Dunque per Mastrolorenzo alla Protezione civile bisognerebbe dire: «Non vi basate sulle nostre indicazioni. Basatevi sulla prevenzione e non sulla previsione...». Per inciso, nell’Area flegrea si attende ancora l’aggiornamento del piano di evacuazione fermo al 1984. E allora, non è forse doveroso consegnare ai residenti una dolorosa verità, cioè che le conoscenze scientifiche non ci consentono di sapere con esattezza e largo anticipo se e quando ci sarà un’eruzione ai Campi Flegrei? Averlo scritto significa forse fare allarmismo? Noi siamo convinti di no, perché quando la posta in gioco è così alta, la chiarezza è un obbligo morale.
(FONTE: Roberto Russo, CORRIERE DEL MEZZOGIORNO)


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